Rio 2016: La caccia (olimpica) alle streghe gay

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Rio 2016: La caccia (olimpica) alle streghe

olimpiadi 2016In un precedente articolo vi avevo parlato dello straordinario incremento di atleti lgbt nei Giochi Olimpici dopo Pechino 2008. In particolare vi avevo segnalato come a Rio 2016 ci fossero molti atleti gay e ancor più atlete lesbiche o comunque facenti parte della comunità rainbow, rispetto alle passate edizioni.

Tralasciando da parte le ragazze (non per mancanza di interesse quanto per assenza di fonti e per motivi che capirete presto, spero), mi voglio concentrare sugli 11 atleti di cui vi ho già scritto qualcosa. Atleti uomini quindi.

Non vi farò tutta una filippica sull’omosessualità maschile, ma non vi è dubbio che questa sia stata ostacolata (per usare un eufemismo) maggiormente rispetto quella femminile dalla maggioranza degli uomini eterosessuali, sostanzialmente per un motivo: due lesbiche, inspiegabilmente, eccitano il (stupido) maschio alfa. Perciò i ragazzi gay sono stati sempre il bersaglio preferito di compagni di scuola, colleghi di lavoro, passanti, politici analfabeti, ecc…

Eppure bisogna ammettere che pian piano, molto lentamente, le cose stanno cambiando e molti etero (sempre uomini) iniziano ad avere una mente più aperta nei confronti della controparte maschile. E ciò ha aiutato molte persone ad “uscire dall’armadio” e a dichiararsi; naturalmente questo è un piccolissimo incentivo. Quindi, quando ho letto di questo aumento di colori tra le piscine e le piste di atletica, mi sono un po’ sorpreso e sono stato un po’ scettico sulle effettive dichiarazioni pubbliche fatte dagli atleti. E direi che ho fatto bene a dubitarne, perché pare che qualcuno si sia divertito a giocare a “Indovina chi?” con gli 11mila sportivi presenti a Rio de Janeiro.

Qual è il punto? Se fossero dei ragazzi, che per spettegolare tra loro fanno delle ipotesi sulla possibile omosessualità di uno sportivo, beh non mi infastidirei perché ammettiamolo tutti lo hanno fatto, io in primis; perciò se non si offende nessuno, non è una brutta cosa alla fine. Anche perché la soglia di attenzione su certi argomenti è dello 0.2%; dopo 2 minuti già si parla d’altro.

Invece la situazione cambia, quando il motivo è proprio quello di offendere, di istigare. Allora in quel caso bisogna condannare certi comportamenti.
È questo il caso di un giornalista americano del The Daily Beast, che pur di scoprire se tra gli abitanti del V. O. di Rio ci fosse qualche omosessuale, ha aperto Grindr (nota app gay) nelle vicinanze degli alloggi (ecco perché all’inizio ho ristretto il mio campo di ricerca). E di certo non l’ha fatto per divertirsi, visto che il signore è etero.

Questa notizia mi giunge da un video-accusa che ho scovato sul sito outsports.com, di cui sono venuto a conoscenza girovagando per Google. Nel filmato, girato da un giornalista (di cui non conosco il nome e pertanto chiamerò Mr. Outsports) dello stesso sito, viene spiegata la vicenda e condannato il comportamento del “collega” yankee.

Sì perché quella t.d.c. (sì, lo diciamo: quella GRAN testa di cazzo!) del Daily non si è solamente limitato ad accendere Grindr e a spulciare tra le foto, cercando di riconoscere qualche atleta di Rio 2016, figuriamoci! Non contento, ha cercato di indurre gli sportivi a rivelarsi. E così ha fatto contenti i propri editori, visto che poi da questa esperienza ne ha tratto un “bel” articolo. Come afferma il giornalista di Outsports (di cui riporto le testuali parole), nel suo pezzo questa grandissima nullità «to titilate the audience and to create headlines» ha descritto alcuni degli atleti, elencando il Paese da cui provengono, lo sport praticato ma non solo; si è anche permesso di giudicare «how good or bad they are». L’unica cosa che manca sono le generalità, omesse forse per evitare querele o per incrementare la curiosità; infatti la t.d.c. Ha inserito dei particolari essenziali per poterli riconoscere.

Qual è la conseguenza peggiore della vicenda? Ce lo dice mr Outsport: «what he has done, is create a witch hunt». Già perché la gente, attirata dalla curiosità, inizierà a fare domande, a capire chi possa essere lo sportivo menzionato e non sarà per puro diletto fanciullesco. Ci sarà una morbosa voglia di spettegolare, di criticare e di sputare sentenze, il che avrà conseguenze inopportune per gli atleti coinvolti e per le persone a loro legate. Naturalmente non mi riferisco ai salotti dell’alta società o a quelli delle parrucchiere, dove la soglia di attenzione è pari a quella giovanili; bensì al mondo editoriale e politico che su queste notizie costruiscono le proprie crociate.

Giustamente Mr. Outsport fa notare, seppur indirettamente, che quell’articolo è il frutto di una serie di azioni basate sulla mancanza di rispetto e sopratutto sul fatto che l’autore non abbia pensato alle ripercussioni ma solo al proprio interesse personale. Perchè la t.d.c, dice Mr. Outsport, «has no idea what it’s to be closeted, he has no idea what it is to have suddenly the whole world looking down at you and your team is wondering ‘are you the gay guy? Are you the person that he’s writing about?’ There’s no sensitivity here» e lui di certo non ha avuto sensibilità, né tatto. Semplicemente «he didn’t care». La cosa più importante infatti sia per l’autore che per la testata è fare ascolti, è produrre traffico dati come si evince anche dal video.

Io sono perfettamente d’accordo con mr. Outsport: gli errori possono essere commessi e il fuggi fuggi di notizie può essere causato involontariamente da qualche commento innocente. Però non è questo il caso, perché il giornalista americano su ordine del Daily ha volutamente cercato lo scoop e ha avviato intenzionalmente una caccia all’uomo mettendo, come si suol dire, la pulce nell’orecchio. C’è almeno una nota positiva in tutta la faccenda successa a Rio 2016? Beh ora sappiamo che alcuni #fregniolimpici sono omosessuali, ok ma ci interessa qualcosa? Ci viene qualcosa in tasca, come diciamo dalle mie parti? No, perché tanto sono figure inarrivabili… non per niente sono Olimpionici.

Prima di salutarci vi voglio però confessare una cosa: inizialmente, nello scrivere questo pezzo, avevo inserito il nome dell’autore; però poi ho cambiato idea. Ho preferito toglierlo, seguendo l’esempio di mr. Outsport, per evitare di fargli pubblicità e di dargli credito. Anche se la sua “fama” è lontana migliaia di km, meno se ne parla e meglio è.

Vi lascio con una notizia positiva, che ho scoperto proprio sul sito di Mr. Outsport: finalmente il mondo parla di noi Italiani non per la cronaca nera o per la mafia. Questa volta a risaltare è uno “scoop” tutto rosa a Rio 2016, che potete leggere qui.

A presto, Hermés.

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