Take me out, ovvero “Alla fiera dell’est”

Rieccoci con una nuova serie di articoli della rubrica Cambio Canale, sempre pronti a commentare assieme le ultime novità del palinsesto tv. Da qualche giorno in particolare, in quella fascia serale tra le 20 e le 21 – un limbo tra la cena (anche se qui nella profonda Brianza a quell’ora si è già all’ammazzacaffè) e la prima serata – Real Time trastulla i suoi telespettatori, sempre alla ricerca di nuovo trasse e storie di vita “vera”, con un dating show volgarmente noto come Take me out – Esci con me, condotto da Gabriele Corsi del Trio Medusa, una sorta di “fiera dell’Est”, come recita la celeberrima canzone, dove con due soldi, leggi “due battute – spesse volte ma riuscire – e un po’ di imbarazzo”, ci si può portare a casa niente meno che un ragazzo, con tresche annesse e connesse.

Leggendo le prime recensioni ed i primi commenti a caldo, l’italico ardore, poco incline alla moderazione, ci ha come sempre offerto posizioni che tutto possono essere tranne che oggettive e, il più delle volte, meditate. Chi gridava allo scandalo per un programma schiavo dell’era moderna, in cui manca la costruzione di un rapporto meditato e concreto su solide basi, e chi lo vedeva come ennesima recessione del femminismo, banale tentativo di presentare al pubblico la ragazza tipizzata bella ma un po’ frivola (che poi, sul fatto che le trenta ragazze partecipanti siano tutte avvenenti, avrei qualcosa da ridire) che si fa abbindolare da un ragazzo col visetto angelico o, a seconda dei gusti, bello ma dannato, basando la sua scelta su un giudizio affrettato e superficiale. E così troviamo perle del tipo “Mi sei sempre piaciuto” cui verrebbe da rispondere “Tesoro, l’hai visto venti secondi fa, per favore!”. Forse la recitazione simil-improvvisata andrebbe un po’ rivista e corretta.

Chi ancora, dopo la prima puntata, se ne è uscito all’opposto inneggiando alla novità del secolo. Ora, io che mi reputo una persona misurata, farò in questa sede da conciliatore: a quanti si sono lanciati in smodati apprezzamenti dico che il programma di per sé non mi pare essere così spettacolare, e sicuramente non è una novità perché la storia della TV italiana ha avuto un degno precedente nel “Gioco delle coppie” – Italia 1, correva l’anno 1985 (e poi fino al ’92); ai più conservatori invece c’è molto di più da dire: in primo luogo ricorderei loro che volenti o nolenti ai tempi moderni ci si adegua, e che a parte quelli che si prestano a prendere parte al programma, nel mondo “vero” è pieno zeppo di gente che si conosce, incontra e magari pure fidanza in metodi che qualche anno fa erano impensabili (Grindr – su cui è risaputo andrebbe aperta una parentesi grande come una casa – Tinder et similia); in secondo luogo, a fronte di una generale inconsistenza del programma, fatto più come “sottofondo” che come trasmissione cui porre attenzione, una cosa che sicuramente non gli si può imputare è la denigrazione dei concorrenti, uomini o donne che siano, essendo il format incentrato più sul seppur stereotipato concetto di far passare il pretendente un po’ per il bamboccione che ha bisogno della fidanzata per diventare “uomo”.

Quindi, tirando le somme, lasciamo che questo programma, sicuramente leggero, senza pretese, e non certo così ammirevole da fare la storia della TV, riempia la fascia oraria in cui è stato inserito, una terra di nessuno tra telegiornali e programmi del prime time. Se proprio vogliamo trovargli un difettuccio, da trasformare in miglioria, perché non inserire anche coppie omosex, essendo Real Time una tra le emittenti “minori” più aperta sotto questo punto di vista, libera dalle opprimenti influenze subite dalle reti maggiori?

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