Università dell’Iowa: il giudice riammette organizzazione cattolica che aveva escluso militante omosessuale

Cosa accade se un attivista omosessuale punta alla guida di un’organizzazione cristiana, dichiarando apertamente di non accettare la dichiarazione di fede prevista dal gruppo?

L’attivista omosessuale Marcus Miller decide di candidarsi per guidare la Business Leaders in Christ, organizzazione operante nel sindacato degli studenti presso l’Università dell’Iowa. Il giovane dichiara, tuttavia, di respingere le convinzioni del gruppo riguardanti la castità al di fuori del matrimonio eterosessuale. L’organizzazione respinge la candidatura e Marcus Miller presenta un ricorso presso la propria Università, lamentando di essere stato respinto per la sua omosessualità. L’Università accoglie il ricorso di Miller e, dopo aver bloccato ogni attività in corso della Business Leaders in Christ, la elimina dai gruppi riconosciuti. L’organizzazione decide, quindi, di rivolgersi ad un Tribunale per imporre una revisione della decisione dell’Università.

Il caso è stato risolto dal giudice Stephanie Rose, del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti, che ha riconosciuto fondate le pretese della Business Leaders in Christ e ha colto l’occasione per rimproverare all’Università di non applicare con tutti la stessa politica antidiscriminatoria. Il giudice sottolinea infatti come tutte le organizzazioni abbiano dei principi e pretendono che i propri militanti li seguano. Il caso utilizzato come esempio dal giudice è quello di un’organizzazione musulmana, attiva nell’Università, che non accetta membri di fede diversa da quella islamica. Il giudice statunitense, in questo caso, equipara i “motivi religiosi” a quelli di “orientamento sessuale”.
Vale la pena ricordare la diversa soluzione interpretativa data dal giudice del lavoro di Rovereto, in Trentino Alto Adige, che condannò l’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù di Trento al pagamento di 25mila euro a titolo di risarcimento in favore di un’insegnante alla quale non era stato rinnovato il contratto perché si era rifiutata di smentire le voci riguardanti la propria omosessualità. Tale rifiuto, secondo l’istituto religioso, equivaleva a conferma, e all’insegnante non veniva rinnovato il contratto di lavoro. Al caso di specie si applicava la disciplina prevista dalla legge 300/1970, come modificata dalla legge 92/2012 (c.d. Legge Fornero), poiché la donna era stata assunta prima del 7 marzo 2015 (data a decorrere dalla quale trova applicazione la disciplina prevista dal c.d. Jobs Act). Esiste, nell’ordinamento giuridico italiano, una deroga alla disciplina in materia di licenziamento discriminatorio per le organizzazioni di tendenza, che la legge n. 108 dell’ 11 maggio 1990 definisce, all’art. 4, come i datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fine di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione, ovvero di religione o di culto. Il rapporto di lavoro subordinato prestato alle dipendenze di questa particolare categoria di datori di lavoro risulta, infatti, condizionato dalla natura dell’attività e dei fini propri dell’organizzazione. Questo giustificherebbe, tra l’altro, l’inapplicabilità dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori in materia di licenziamento discriminatorio.  In sostanza, non costituiscono atti di discriminazione le differenze di trattamento basate sulla professione di una determinata religione o di determinate convinzioni personali che siano praticate nell’ambito di enti religiosi o altre organizzazioni pubbliche o private, qualora tale religione o tali convinzioni costituiscano requisito essenziale, legittimo e giustificato ai fini dello svolgimento delle medesime attività. Proprio a tale deroga aveva fatto riferimento l’Istituto religioso condannato dal giudice del lavoro di Rovereto, che ha però chiarito che ha escluso tale possibilità Nel caso in esame, infatti, era stata perpetrata una discriminazione per orientamento sessuale e non per motivi religiosi, sottolineando che l’orientamento sessuale di un’insegnante è «certamente estraneo alla tendenza ideologica dell’Istituto».

Certo, il caso è diverso, ma la conclusione del giudice italiano offre un’interpretazione che sembra porre su piani distinti i “motivi religiosi” e l’ “orientamento sessuale”.

Tornando al caso Miller, il giudice statunitense ha ordinato all’Università dello Iowa di reintegrare nel sindacato degli studenti l’organizzazione cristiana Business Leaders in Christ, giustificando l’esclusione dell’attivista per i diritti della comunità LGBT perché non fondata su un intento discriminatorio, bensì sulla mancata condivisione di principi ritenuti essenziali. Il giudice distrettuale conferma un orientamento già seguito dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che nel 2012 aveva riconosciuto il diritto, per le istituzioni religiose, di scegliere liberamente la propria leadership, senza subire interferenza alcuna.

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